Nell’articolo apparso sulla Rivista “Aiman” – Manutenzione & Asset Management, Alessandro e Riccardo Baldelli, da anni operativi nel mondo dell’edilizia, della progettazione strutturale e della manutenzione, hanno esposto le tecniche e le strategie di manutenzione di uno degli asset industriali più importanti e più tristemente ignorati: l’infrastruttura civile.

Manutenzione delle infrastrutture civili

Il tema è ambizioso, perché con il termine infrastruttura civile comprendiamo qualsiasi opera di carattere civile legata al mondo produttivo. Capannoni, tettoie, pensiline ma anche ponti, gallerie, reti stradali, sistemi fognari. Calcestruzzo armato, precompresso, gettato in opera, acciaio, legno, pietra, mattoni, intonaco, malta. E poi rischio sismico, carichi verticali, carichi ciclici, vibrazioni, studio dei nodi, carpenteria di supporto, deformazioni termiche, azione del vento, della neve, delle intemperie, dello smog, fessure, crepe, cedimenti, snervamento. Insomma: tutto ciò che è di competenza dell’ingegneria civile, e che per tradizione o per cattiva cultura della manutenzione, viene molto spesso trascurato e abbandonato a sé stesso.

La manutenzione strutturale come strumento di business

Gli imprenditori più capaci hanno compreso da tempo che le infrastrutture civili rappresentano il cuore degli asset di un’impresa. Perché costituiscono il tetto sotto il quale i nostri operai lavorano ogni giorno, nonché la struttura di supporto di qualsiasi impianto di produzione. Come per ogni questione legata alla manutenzione, anche per le infrastrutture civili vige la vecchia massima: poco, ma spesso. Soprattutto per le opere civili è importante intervenire con una manutenzione frequente e poco invasiva, secondo un piano preciso che sia calato su ogni singolo edificio o struttura a seconda della complessità, utilizzando quando serve gli strumenti tecnologici all’avanguardia di cui disponiamo. Una perfetta messa in sicurezza degli edifici non può prescindere da un’accurata analisi del rischio effettuata con le dovute verifiche strutturali, in special modo degli edifici industriali, valutando anche la vulnerabilità sismica e i relativi interventi antisismici effettuabili. sismaIl piano di manutenzione non è uno strumento avulso dalla realtà e dalla struttura per cui è stato creato, ma un documento elaborato a seguito di campagne conoscitive e di studi approfonditi. Se tutto ciò non rientra nei piani d’impresa e se l’asset edilizio viene abbandonato a sé stesso, la conseguenza è soltanto una: arriverà il giorno in cui l’imprenditore non potrà più procrastinare gli interventi che, anno dopo anno diverranno sempre più costosi, impattanti sulla realtà aziendale. Gli interventi porteranno a prolungati fermi produttivi o, in alternativa, all’adozione di soluzioni tampone improvvisate, non degne della nostra Industria 4.0. 

Il caso del Ponte Morandi a Genova

Il 3 agosto del 2020 è stato inaugurato a tempo di record il ponte Morandi di Genova, realizzato per ripristinare la struttura a seguito del crollo dell’agosto 2018. Qualora la magistratura appurasse che il crollo del viadotto fosse dovuto, anche parzialmente, a questioni legate alla manutenzione, è facile intuire la portata di quanto riportato in questa nostra presentazione. Maggiore è la portata e la dimensione di una struttura, maggiore deve essere l’impegno profuso nella redazione del documento di manutenzione e nell’effettuazione degli interventi periodici necessari a garantire e, in qualche caso a prolungare, la vita utile dell’opera. 

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